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Perchè nasce questo blog?

Il blog nasce con lo scopo di far conoscere  e di valorizzare quanto più possibile le "infinite" eccellenze enogastronomiche Itali...

martedì 12 giugno 2018

IL SOAVE...








Che bella bevuta!

Poco apprezzato e soprattutto poco bevuto nelle altre regioni...una piacevole  riscoperta e una gran bella bevuta!
 
Il Soave rappresenta da solo con i suoi 500.000 ettolitri il 40% della produzione a DOC della provincia di Verona, dove sono concentrati il 14% delle DOC italiane ed il 60 % delle DOC venete. I vini prodotti nella DOC Soave sono: Soave DOC, Soave Classico DOC, Soave Superiore DOCG, Recioto di Soave DOCG.
Il termine “Soave” sembra derivare dagli Svevi (Suaves), che calarono in Italia con il re longobardo Alboino, mentre il territorio era già, in epoca romana, un pagus, ovvero un distretto campagnolo circoscritto e forse centuriato.
Ma è possibile fare risalire la presenza della vite almeno a 40 milioni di anni fa. Le testimonianze fossili che si trovano nel museo di Bolca, in cima alla Valle dell'Alpone, indicano la famiglia delle Ampelidee come la generatrice delle viti selvatiche europee. In Era Terziaria la Valle dell'Alpone, odierno sito dei vigneti, era completamente ricoperta d'acqua tranne un atollo dall'afoso clima tropicale. Qui sarebbe nata la vite, anche se è più probabile che le varietà fondamentali siano giunte dall'Oriente, come è accaduto alla gran parte dei vigneti europei. Per gli studiosi più affidabili, la nascita di ceppi storici come la Garganega è da attribuire alla contaminazione tra le uve Retiche, originate dalle Ampelidee, e i vitigni giunti dal bacino del Mediterraneo.
Dal punto di vista organolettico ha un colore delicato, un naso nitido ed uno sviluppo gustativo rapido ed appagante che non induce ad assuefazione neppure dopo lunghi periodi di consumo.
  • colore: giallo paglierino tendente a volte al verdognolo.
  • odore: vinoso con caratteristico profumo intenso e delicato.
  • sapore: asciutto, di medio corpo e armonico, leggermente amarognolo.
Garganega e Trebbiano di Soave, così come noi oggi li conosciamo, sono il frutto di una lunga interazione naturale tra vitigno ed ambiente a cui l'uomo ha dato in questi ultimi anni un particolare contributo.
La Garganega non possiede una aromaticità spiccata, ma un piccolo patrimonio di profumi di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha uno sviluppo biologico molto lungo, tanto da giungere a maturazione in ottobre; ha una buccia dura e particolarmente gialla (quasi rossa) quando è matura. Non ha un'acidità preponderante ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti e zuccheri.
Il Trebbiano di Soave storicamente molto presente nei vigneti ha lasciato sempre più posto all'esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni sta riproponendosi come ideale partner per tracciare nuovi profili enologici per il Soave del futuro combinando la sua sapidità e vivacità con la struttura e la densità tipiche della Garganega.
La zona di produzione del Soave è situata nella parte orientale dell'arco collinare della provincia di Verona (a nord dell'Autostrada Serenissima, tra il 18º e il 25º km tra Verona e Venezia). Essa comprende in tutto o in una parte i territori dei comuni di Soave, Monteforte d'Alpone, San Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane di Sotto, Caldiero, Colognola ai Colli, Illasi, Cazzano di Tramigna, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione e San Bonifacio.
Foto aerea dei vigneti di Monte Colombaretta.
Con il riconoscimento della DOCG al Recioto di Soave e successivamente con le nuove delimitazioni per il Soave superiore DOCG, l'area di produzione è stata sostanzialmente divisa in tre sottozone quasi equivalenti per dimensione e per consistenza viticola.
La Zona più antica, detta anche zona storica, delimitata per la prima volta nel 1931 e coincidente con il Soave Classico, si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d'Alpone e Soave ed è interessata da una superficie vitata di 1.700 ettari. La seconda zona, praticamente tutta collinare, va da San Martino Buon Albergo a Roncà interessando i rilievi della Val di Mezzane, Val d'Illasi, Val Tramigna e Val d'Alpone e costituisce la sottozona Colli Scaligeri, che comprende 2.400 ettari. La terza zona del Soave DOC è situata nelle aree più o meno pianeggianti delle vallate già citate per una superficie di circa 2.400 ettari.
L'orografia si presenta assai diversificata con zone pianeggianti (pianura di Soave e di Monteforte) ed altre collinari dalle altitudini e dai versanti molto variabili; altrettanto dicasi per l'origine e lo stato attuale dei suoli nei quali si riconoscono terreni calcarei, basaltici, detriti di falda e terreni depositati dalle alluvioni dei corsi d'acqua. L'origine del suolo è prevalentemente vulcanica, e questo lo differenzia dalle altre aree storiche del Bardolino e della Valpolicella. Il clima è mite e temperato con precipitazioni comprese tra i 700 e i 900 mm all'anno concentrate prevalentemente in primavera e in autunno.

sabato 19 maggio 2018

ANNATA 2004

Cenni sull'annata 2004...Sole ed ottima escursione termica



Dopo 2 annate molto difficili, finalmente il 2004! Un’ottima annata con un clima favorevole che ha contraddistinto tutte le stagioni. Un inverno fresco e piovoso, una primavera soleggiata con piccoli temporali hanno favorito un lento risveglio delle piante con un fioritura in linea. L’estate è stata particolarmente mite con un Agosto che ci ha regalato temperature moderate, favorendo la maturazione delle componenti polifenoliche degli acini. I vini ottenuti sono freschi, ricchi, profondi e complessi con ottima struttura e un grande bouquet.







martedì 1 maggio 2018

Evento del 4 maggio

Venerdì 4 maggio, presso PIZZERIA MARSICA, sita in  Via Dei Martiri Di Capistrello 11,  a Luco Dei Marsi  Telefono: 0863 528497 si terrà l'evento AIS, che vede a confronto una delle più note bollicine di montagna con una blasonatissima bollicina di pianura...NON MANCATE!!
L'evento ha il costo di 45€ comprensivo di cena, per info e prenotazioni non esitate a contattarmi.

347.4413065
 
 

mercoledì 25 aprile 2018

BIO È MORTO



 

Nuovo regolamento sull'agricoltura biologica, leggetelo e traete voi le vostre conclusioni...buona lettura!

Con 466 voti a favore , 124 contro e 50 astensioni è stato approvato oggi il nuovo Regolamento europeo sull'agricoltura biologica.
Un settore che è composto per il 90% da imprese agricole e che finora era stato sotto il loro controllo viene loro sottratto e dato in mano ai pochi trasformatori e venditori.
E' il risultato del depotenziamento del sistema dei controlli
 
Il sistema dei controllo
 
Il sistema di controllo europeo è stato depotenziato. Non è stata accettata la prima proposta della Commissione di avere un limite unico europeo di decertificazione. Cosa è? I prodotti bio non devono avere residui di fitofarmaci o altre sostanze non ammesse. In Italia il limite è 0,0001% ovvero quello dei baby food. Negli altri Paesi non c’è mai stato (o meglio è scelto dagli enti di certificazione) e quindi stanno girando prodotti bio europei contaminati da anni anche in Italia provenienti dagli altri SM. Inoltre, poiché non esiste questo limite, i paesi extra europei che vogliono importare in UE prodotto contaminato scelgono gli SM che hanno limiti alti (ripeto sono gli enti di certificazione che lo stabiliscono in quei paesi). Così oltre al prodotto UE contaminato entra prodotto extra UE contaminato.
 
Il nuovo regolamento approvato oggi, come detto, non prevede il limite unico europeo di decertificazione, lasciando ancora così questa possibilità .
Inoltre permette che sia venduto come biologico prodotto contaminato, se è dimostrabile che la contaminazione è avvenuta per cause accidentali (ciò era impossibile con il vecchio regolamento)
 
A chi giova?
 
Data la grande richiesta di prodotti biologici e la debolezza del sistema che non può garantire più un prodotto bio privo di pesticidi e altre sostanze, la grande distribuzione e la grande trasformazione predisporranno dei loro “disciplinari di produzione” più restrittivi imponendoli agli agricoltori (lo stanno già facendo anche con l’appoggio di IFOAM che ha già pronto il suo sistema Organic 3.0
 
 
Così le regole del Bio Vero le faranno loro..
 
Così le imprese agricole dovranno pagare due volte: la prima la certificazione bio per il regolamento la seconda quella dei disciplinari imposta dalla GDO e trasformazione.
 
E in tutto questo l'Italia?
 
Un doppio danno per l'Italia: la produzione fuori suolo
 
Il nuovo regolamento permette per la prima volta la possibilità di coltivare prodotti biologici senza usare la terra. Per ora solo per i paesi scandinavi e la Danimarca, ma in futuro prevede anche per altri dopo un analisi di 5 anni. In pratica tutte le produzioni mediterranee saranno soppiantate da quelle in serra del nord europa.
L'opposizione ferma e dura di Confagricoltura non è servita a nulla purtroppo. Altri interessi (i soliti) hanno prevalso.
 
A chi serve questa Europa?
 
Autore: Luigi Tozzi
 
 

lunedì 23 aprile 2018


Uno spettacolo della natura, da provare assolutamente!!



Montébore è un paesino della Val Curone, sullo spartiacque tra le valli del Grue e del Borbera. Un angolo del Tortonese (nel territorio piemontese che confina a sud con la Liguria e a est con la Lombardia) poco umanizzato e integro. La fama del luogo è legata a una formaggetta di latte vaccino e ovino dalla storia antichissima.







La curiosa forma a torta nuziale si ispira forse alla antica torre diroccata del castello di Montébore ed è data dalla sovrapposizione di robiole dal diametro decrescente. La crosta inizialmente è liscia e umida e poi, con la stagionatura, diventa più asciutta e rugosa. Il colore va dal bianco al giallo paglierino. La pasta è liscia o leggermente occhiata, di colore bianco in varie sfumature. Si fa con latte crudo: per il 75% vaccino (un tempo era quello delle vacche tortonesi, oggi quasi estinte) e per il restante 25% ovino. La cagliata, rotta con un cucchiaio di legno, è posta nelle formelle, rivoltata e salata. Estratte dallo stampo, tre forme dal diametro decrescente sono poste a stagionare, una sopra l’altra, da una settimana a due mesi. L’assaggio di Montébore, opportunamente stagionato, denuncia il sapore del latte ovino, anche se la percentuale di latte di pecora non supera mai il 40%. Al naso, infatti, si percepiscono odori leggermente animali e un poco speziati. In bocca, all’inizio della degustazione, è tendenzialmente latteo e burroso, mentre nel finale si sente la castagna accompagnata da sfumature erbacee. Il Montébore può essere gustato fresco, semistagionato (quindici giorni) o da grattugia.

La produzione del formaggio Montebore avviene tutto l’anno.

giovedì 5 aprile 2018

Alcol svolto e alcol potenziale...pillole









Alcune pillole sulla differenza sostanziale tra alcool svolto e alcool potenziale spesso presente nei quiz per aspiranti sommelier.


E’ opportuno distinguere tra Alcol svolto, che è il tenore alcolico effettivo che si ha al termine della fermentazione, Alcol potenziale che è il rimanente di gradazione che sarebbe svolto se la % residua di zuccheri fermentasse a sua volta, e l’ Alcol totale che è la somma delle prime due voci.
Per esempio se di un vino leggete che la gradazione è pari a 6,5° + 6°,ciò significa che l’alcol svolto è di 6,5°, l’alcol potenziale ,che si produrrebbe se gli zuccheri residui fermentassero completamente è 6°, mentre l’alcol totale 12,5°.

giovedì 29 marzo 2018

L’annata 2003...poca longevità




Dò, come promesso, seguito, alla pubblicazione di piccole informazioni su le annate più o meno favoreli, che hanno condizionato la nostra nazione a livello Vinicolo, degli ultimi 20 anni...buona lettura e grazie per le numerose visualizzazioni che state facendo su questo blog.





2003

Questa annata sarà ricordata per il suo incredibile andamento metereologico, con condizioni estreme da aprile ad ottobre per quanto riguarda le altissime temperature raggiunte e per quanto concerne una quasi inesistente escursione termica e per precipitazioni quasi nulle. Una situazione che ha impedito lo sviluppo di malattie ma che ha allo stesso tempo ha creato uno stress idrico eccezionale, bloccando in molti casi il normale sviluppo fenologico della pianta. Il tutto ha compromesso l'equilibrio dei bianche e delle bollicine ma ha portato a rossi carichi di alcol ma immaturi, pronti subito e poco longevi.